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25 cose da fare in attesa della nuova serie di Game of Thrones

 

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ATTENZIONE! QUESTO POST IS ONLY FOR VERY NERD PEOPLE!

La quarta stagione di Game of Thrones è finita e con essa anche la speranza, la gioia, il futuro.
Il trono di spade è infatti la vita. Come nella Torah, in questa storia immortale c’ è il significato di ogni evento umano e divino. Una risposta a tutte le nostre domande esistenziali. Nel mondo contemporaneo, ormai, le serie HBO  svolgono il ruolo di sacre scritture su cui misurare il bene e il male.

Le nostre vite senza l’attesa di una nuova puntata di Game of Thrones sono di colpo vuote, inutili, senza senso. E’ un dolore che ci accomuna in tante e in tanti sull’orlo del suicidio di massa. Aspettare il lunedì mattina per scaricare la nuova puntata, sollazzarsi con il brivido che soltanto la musichetta della sigla può regalarti e poi il Dothraki, che lingua meravigliosa.

Ognuno di noi ha il suo personaggio preferito, il suo filone narrativo prediletto, ma tutti siamo uniti dalla voglia di trombare Jon Snow e di voler uccidere con le nostre mani Cersei Lannister.

Abbiamo sviluppato negli anni storie immaginarie con alcuni personaggi: conosco un’amica che ha detto ai propri genitori di avere un boyfriend che si chiama Dario Naharis. Un’altra non si è mai ripresa dalla morte di Robb, ha preso 15 chili ed oggi vive isolata in un casolare nella provincia viterbese.

Dato che per la prossima serie bisogna aspettare quasi un anno, ho pensato di fornire una lista di cose che si possono fare per ammazzare il tempo in attesa che una nuova stagione inizi ad occupare il vuoto insormontabile che è calato nelle nostre vite.

1) Imparare il dothraki, lingua fondamentale per avere dei sogni erotici credibili con la tribù del Grande Stallone (non si tratta di Rocco Siffredi)

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2) Organizzare gruppi d’aiuto per chi non si è ancora ripreso dalla morte di Oberyn Martell

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3) Organizzare messa in scene private con i propri amici in cui riproporre l’intera serie. Per i più audaci, organizzare letture collettive del libro. Da soli, si rivelerebbe infatti una palla pazzesca
4) Andare a tutti i matrimoni dei parenti con la speranza che prima o poi ci scappi almeno un assassinio

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5) Sostituire Barbara Durso con Cersei Lannister a Pomeriggio cinque

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6) Fondare un organizzazione segreta chiamata “gli uomini senza volto”
7) Sostituire il proprio barboncino di nome Lulù con un lupo degli Appenini fingendo che sia un metalupo

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8) Recarsi da Vedenza Cristina per togliere il malocchio alla famiglia Stark
9) Recarsi al bioparco di Roma cercando di penetrare dentro le anime delle scimmie e delle paperelle come farebbe un vero metamorfo
10) Nominare Dhanerys Targaryen, Ministro dell’Economia del Governo Renzi per contrastare l’evasione fiscale con i draghi

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11) Scovare gli Estranei che si annidano camuffati nella società italiana. Tra tutti i più celebri sono :Patty Pravo, Daniela Santanche, Renato Balestra, Ornella Vanoni

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12) Organizzare le ricerche del povero missing child Rickon Stark. Recarsi dalla Sciarelli per lanciare appelli accorati a chiunque abbia notizie su di lui.

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13) Ripetere “Valar Mhorgulis” a chiunque si incontri per strada al posto di un normale “Ciao, come va?”
14) Evirare quell’ex che ha osato metterti le corna con la tua amica cessa
15) Farsi risucchiare in un vortice di sesso spasmodico col vicino di casa infermiere di Avellino che guarda soltanto Gomorra e non può capire le nostre turbe interiori
16) Obbligare i propri figli ad adorare i sette dei, ripudiando il cristianesimo, una religione non presente sul continente di Westeros e dunque inutile
17) Trombare chiunque ricordi anche vagamente uno dei personaggi principale della serie. Trombare chiunque ricordi anche vagamente una delle comparse della seria (inclusi i non morti e gli Estranei)

18)Iscrivere l’inutile Sansa Stark ad un corso di autodifesa personale o judo

19) Andare in giro per Roma con la cuffietta della Poison nonna provando ad avvelenare chiunque osi criticare il Trono di Spade. Soprattutto quelli che preferiscono il Signore degli Anelli. Scemi, gli elfi non esistono!

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20) Partire alla ricerca del drago nero di Daenarys che combina più danni di un Balotelli in libera uscita il sabato sera
21) Sostituire Francesca Pascale con Margeary o almeno obbligarla a cambiare cognome in Francesca Tyrell, che è anche più chic e fa meno Filomena Marturano.

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22) Raccogliere le firme per candidare Brianne di Tarth alla Presidenza della Repubblica

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23) Andare in giro per Roma con un look Targaryen, capello biondo platino Brigitte Nielsen e pelle color morte, mentre tutte le squinzie hanno carnagioni arancioni a causa delle lampade low cost dei centri estetici cinesi

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24) Liberare dalla schiavitù tutte le colf di Roma nord come una vera Spezzatrice di Catene
25) Costruire una grande barriera fra Roma nord e Roma sud per proteggerci dall’invasione dei Pariolini radical chic il sabato sera che invece  di rimanere a Ponte Milvio vogliono invadere Monti

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Coming out di un garantista di sinistra. Sì all’Amnistia.

In questi anni, essere garantista a sinistra è stato molto difficile; anzi direi una vera e propria “eresia”.

Eppure il garantismo è nato a sinistra, con le rivoluzioni liberali e democratiche. Lo erano i padri costituenti. Lo era la Costituzione repubblicana.

La seconda repubblica ci ha consegnato  un’Italia divisa violentemente in due, berlusconiani e antiberlusconiani, guardie e ladri, buoni e cattivi. Essere garantista e di sinistra è diventato sinonimo di collaborazionista, venduto o peggio criminale.

Sostenere che nel nostro paese esiste un problema giustizia che non riguarda solamente l’amministrazione della giustizia ma anche i rapporti fra i poteri dello Stato è stato molto difficile.

Sostenere la divisione delle carriere, la responsabilità civile dei magistrati o l’uso criminale della carcerazione preventiva è stato semplicemente impossibile.

Molti garantisti sono finiti con Berlusconi per non finire con Di Pietro. E quelli che sono rimasti a sinistra sono stati lentamente fatti fuori.

Sicuramente, una delle cause principali è stato l’imbarbarimento collettivo che ha coinvolto tutti i partiti politici da tangentopoli in poi, senza contare l’uso politico del tema giustizia che tutti i partiti hanno fatto in modo stucchevole e demagogico. Ma non si può nascondere l’evidenza dei fatti: il giustizialismo si è nutrito dei comportamenti di una classe politica mediocre e autoreferenziale, che troppo poco ha fatto per garantire livelli accettabili di legalità e trasparenza, a destra e a sinistra.

Eppure, il garantismo è un principio e come tutti i principi và difeso fino alla fine. Anche se questo significa fare una battaglia minoritaria. Forse, mi chiedo, non difenderemmo la democrazia anche se ci trovassimo di fronte alla peggiore democrazia del mondo?

Oggi di fronte al crollo della Seconda Repubblica e agli strali di Beppe Grillo, Napolitano ha fatto con  coraggio una proposta al Parlamento parlando, fra le altre cose, di amnistia e indulto. I giustizialisti dei miei stivali hanno cominciato a urlare da più parti. L’accusa, sempre la solita da vent’anni, è di voler salvare B., la loro ossessione, la loro nemesi. Non capendo che la più grande assicurazione sulla vita del Cavaliere è stata e continua esserlo il loro becero giustizialismo.

Garantismo non è, sia ben chiaro, impunità, o  peggio garantire privilegi ai potenti. Garantismo è difendere lo stato di diritto da tutte le prevaricazioni.

Sono convinto che l’amnistia non debba riguardare Berlusconi, come in passato non ha riguardato personaggi politici che si trovavano in condizioni umanitarie ben peggiori.

Sono anche convinto che l’amnistia e l’indulto non risolveranno in modo definitivo il problema della giustizia, per questo serve una riforma coraggiosa complessiva che realizzi la vera pacificazione che serve al paese: non quella fra berluscones e postcomunisti, ma fra poteri dello Stato e sopratutto fra Stato e Cittadini. Occorre sopratutto investire nella depenalizzazione e nella limitazione della carcerazione preventiva.

Ma l’aministia va fatta lo stesso con coraggio: perchè uno Stato civile non costringe i propri detenuti a vivere in condizioni indecenti e pericolose. E lo stesso principio che ci fa schierare contro la pena di morte o a difesa dei diritti umani in ogni parte del mondo. E lo stesso principio che ci ha fatto protestare contro Guantanamo e a difesa dei diritti basilari dei peggiori criminali assassini.

E’ questa la sinistra che ho nel cuore: una sinistra umanitaria che ha ancora il coraggio di esserlo fino in fondo.

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Diritti alla Metà

La battaglia già persa dei vari Barilla

Dove c’è Barilla c’è casa, diceva un vecchio slogan pubblicitario dal sapore vintage. E si, perché per noi italiani la pasta ha a che fare con l’idea stessa di famiglia: i pranzi della domenica, la tavola apparecchiata, il profumo di basilico. Tutto ciò ha un grande valore simbolico. Ed è per questo che le parole di Guido Barilla hanno avuto un impatto mediatico così forte.

Non tanto perché ci interessa conoscere l’opinione di un uomo che verrà ricordato per aver ideato una pubblicità con protagonista Antonio Banderas che parla ad una gallina. E nemmeno per la pasta Barilla in sé che non brilla certo per la qualità ( e poi sappiamo tutti che tanti omosessuali hanno bandito la parola “carboidrati” dalle loro vite ormai da molto tempo). Il problema centrale è piuttosto la guerra ideologica che una parte della società italiana più conservatrice ha deciso di fare alle famiglie omosessuali, negando la loro stessa esistenza.

Questi signori, si rassegnino le famiglie: LGBT già esistono nel nostro paese e sono numerosissime, non hanno bisogno del loro permesso  e nemmeno di entrare nella pubblicità di un pacco di pasta per esistere.

La battaglia dei vari Giovanardi e Roccella,  è dunque già persa in partenza, non perchè sfida il “politically correct”, ma perché è una guerra inutile e senza nemici: ognuno di noi sceglie liberamente per sé chi amare e con chi costruire il proprio progetto di vita. Non c’è nessuno che possa dare patenti di legittimità. Non c’è pubblicità, legge o dichiarazione che possa contrastare quello che prima di essere un diritto è il bisogno più naturale dell’animo umano: costruire un futuro con le persone a cui si vuole bene.

Altro discorso, invece, è la visibilità e il riconoscimento pubblico che queste famiglie chiedono alle istituzioni, in un paese che non garantisce loro alcuna tutela giuridica. E il modo in cui i media raccontano queste realtà

In attesa, quindi, di vedere finalmente una famiglia omosessuale in un spot della tv nazionale (così come del resto avviene in tutto il mondo ), non ci rimane che confidare in Giovanni Rana che conosce davvero il paese reale avendo bussato alle porte di mezza Italia per fare assaggiare i suoi tortellini. Sono sicuro che in questi anni di pellegrinaggio porta a porta, al limite dello stalking,  qualche bella famiglia arcobaleno a cui preparare la cena l’ha incontrata.

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